Questo inverno così avaro sia in neve che in freddo è riuscito a smorzare anche i miei entusiasmi ! Comunque dopo dieci giorni nei quali ho passato il mio tempo libero ad arrampicare e a cascate ( Mercoledì in Valnontey le cascate principali della destra orografica erano tutte in buone o discrete condizioni) oggi sono stato con Walter al Col Serena. Niente di esaltante ovviamente ma gita comunque accettabile. Circa quindici centimetri di neve fresca sull'itinerario, rimaneggiati dal vento nella parte alta dell'itinerario. Sciabilità comunque buona . Attenzione all'entrata nel muro del bosco a causa delle grosse pietre e del poco fondo. Fondo assente a partire dagli alpeggi diroccati da dove conviene seguire la strada. Buone gite.
Le mia vita da alpinista e fotografo: avventure, ascensioni, spedizioni, viaggi e fotografia di montagna
Sergio Deleo - Il Blog
sabato 17 gennaio 2015
domenica 11 gennaio 2015
Becca di Gay parete Nord, inverno 1993
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| da sistra: Grassi-scivolo sinistro-sperone centrale-scivolo destro |
Sono passati oltre venti anni dalle mie scorribande invernali
nel Gran Paradiso. Ricordo, in particolare, le ascensioni del Gennaio 92 e
93 sulla parete Nord della Becca di Gay.
Questa bella montagna che chiude,
insieme alla Roccia Viva, il lato destro orografico della Valnontey (a
sinistra del colle di Gran Croux guardando da Cogne), offre molti itinerari
certamente interessanti di ghiaccio e misto di livello medio/ difficile.
Guardando la parete risultano subito evidenti i due scivoli di neve e ghiaccio posti a sinistra e
a destra dello sperone centrale che sostiene la vetta. La via che percorre il
ripido canale di sinistra, alto 400 metri e con pendenze costanti intorno ai 55 gradi, è quella probabilmente più conosciuta e
rappresentava (e rappresenterebbe ancora, se non fosse per le attuali mode) una
delle classiche nord del Gruppo. In effetti non ha nulla da invidiare alle ben
più frequentate nord del Gran Paradiso, Ciarforon e Monciair, che ormai sono anche le uniche della zona ad
essere ripetute. Ancora più a sinistra dello scivolo appena descritto, si trova
una via di Grassi, una delle tante intuizioni di questo straordinario
alpinista. Questa linea segue una
stretta gola ghiacciata di circa 300 metri che esce ad una
sella della cresta Nord-Est, presenta difficoltà complessive valutabili tra il
D e il TD, a seconda delle condizioni, e merita certamente una visita. La citata cresta Nord-Est, che si origina dal
colle Baretti, rappresenta anch’essa una linea logica di arrampicata di media
difficoltà in ambiente solitario e di alta montagna.
Tornando ai ricordi, ho ancora bene in mente la sensazione di stupore all’aprirsi improvviso e rumoroso della porta metallica del bivacco Borghi , con la luce accecante delle potenti lampade frontali da ricerca saettanti nel buio gelido del nostro rifugio e il rumore concitato di quelle due ombre desiderose di mettersi al riparo dal vento sferzante di quella notte di Gennaio e impazienti di sapere se i loro sforzi sarebbero stati premiati. Confuso e stralunato , come succede soltanto a chi riemerge all’improvviso dal sonno più profondo, avevo in quei momenti pensato ad un attacco alieno in grande stile! Le voci dei marziani rimbombavano all’interno del bivacco mescolate ai gemiti strazianti dei cavi di acciaio del piccolo rifugio investito dai forti venti invernali. In quei lunghi momenti per il subconscio e in quei pochi istanti reali, le voci sbraitanti e le sagome aliene divennero quelle di Abele Blanc e di Giorgio Bredy , giustamente inviperiti per la spiacevolissima corvée notturna alla quale non avevano voluto e potuto sottrarsi per tranquillizzare i parenti, preoccupati dal mancato rientro, dei tre”brillanti giovani”. Il giorno prima , in cordata con Corrado Gontier e Alessandro Casalegno, avevamo ripetuto la via di Toni Ortelli sul largo sperone centrale della nord. L’avvicinamento alla parete aveva richiesto il suo tempo, il lungo tratto iniziale di terreno misto (con i canoni attuali certamente non difficile) ci aveva portato via ancora alcune ore e il resto di quella breve giornata invernale se ne era andato nel superare l’impegnativo muro roccioso terminale (alcune lunghezze intorno al quinto grado) e la ripida calotta ghiacciata. Tra violente raffiche di vento eravamo poi ridiscesi al colle di Gran Croux e al bivacco , raggiunto ovviamente a notte fonda, per dare il giusto spessore a questa avventura! L’ inverno precedente, sempre nel mese di Gennaio, con Simone Giannuzzi, Guido De Dea e Alessandro Varda, avevamo invece ripetuto il canale di destra della nord della Becca di Gay . Si era trattato certamente di una salita meno impegnativa, rispetto a quella dello sperone centrale, ma che ci aveva ancora una volta appagati e divertiti e che si era conclusa con un “epica” sfida sciistica tra Guido e Simone per il più rapido rientro a Valnontey! Tutto ciò per dire a chi ancora non lo sapesse che nel massiccio del Gran Paradiso la vetta principale non è l' unica a meritare l’attenzione degli alpinisti e che, per gli appassionati, in fondo alla Valnontey si trovano montagne certamente meno alte e grandiose di quelle del Bianco o del Rosa ma comunque remote e selvagge. Tutto ciò per ricordare a me stesso, tra piacere e malinconia, alcune avventure condivise con i compagni di sempre.
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| bivacco Borghi |
Tornando ai ricordi, ho ancora bene in mente la sensazione di stupore all’aprirsi improvviso e rumoroso della porta metallica del bivacco Borghi , con la luce accecante delle potenti lampade frontali da ricerca saettanti nel buio gelido del nostro rifugio e il rumore concitato di quelle due ombre desiderose di mettersi al riparo dal vento sferzante di quella notte di Gennaio e impazienti di sapere se i loro sforzi sarebbero stati premiati. Confuso e stralunato , come succede soltanto a chi riemerge all’improvviso dal sonno più profondo, avevo in quei momenti pensato ad un attacco alieno in grande stile! Le voci dei marziani rimbombavano all’interno del bivacco mescolate ai gemiti strazianti dei cavi di acciaio del piccolo rifugio investito dai forti venti invernali. In quei lunghi momenti per il subconscio e in quei pochi istanti reali, le voci sbraitanti e le sagome aliene divennero quelle di Abele Blanc e di Giorgio Bredy , giustamente inviperiti per la spiacevolissima corvée notturna alla quale non avevano voluto e potuto sottrarsi per tranquillizzare i parenti, preoccupati dal mancato rientro, dei tre”brillanti giovani”. Il giorno prima , in cordata con Corrado Gontier e Alessandro Casalegno, avevamo ripetuto la via di Toni Ortelli sul largo sperone centrale della nord. L’avvicinamento alla parete aveva richiesto il suo tempo, il lungo tratto iniziale di terreno misto (con i canoni attuali certamente non difficile) ci aveva portato via ancora alcune ore e il resto di quella breve giornata invernale se ne era andato nel superare l’impegnativo muro roccioso terminale (alcune lunghezze intorno al quinto grado) e la ripida calotta ghiacciata. Tra violente raffiche di vento eravamo poi ridiscesi al colle di Gran Croux e al bivacco , raggiunto ovviamente a notte fonda, per dare il giusto spessore a questa avventura! L’ inverno precedente, sempre nel mese di Gennaio, con Simone Giannuzzi, Guido De Dea e Alessandro Varda, avevamo invece ripetuto il canale di destra della nord della Becca di Gay . Si era trattato certamente di una salita meno impegnativa, rispetto a quella dello sperone centrale, ma che ci aveva ancora una volta appagati e divertiti e che si era conclusa con un “epica” sfida sciistica tra Guido e Simone per il più rapido rientro a Valnontey! Tutto ciò per dire a chi ancora non lo sapesse che nel massiccio del Gran Paradiso la vetta principale non è l' unica a meritare l’attenzione degli alpinisti e che, per gli appassionati, in fondo alla Valnontey si trovano montagne certamente meno alte e grandiose di quelle del Bianco o del Rosa ma comunque remote e selvagge. Tutto ciò per ricordare a me stesso, tra piacere e malinconia, alcune avventure condivise con i compagni di sempre.
giovedì 8 gennaio 2015
5/6/7 Gennaio - Cascate a Cogne e Gressoney
Tre giornate a cascate per cominciare la stagione del ghiaccio dietro a uno scatenato Marcello. Lunedi e Martedì siamo stati in Valleille a ripetere Eknaton e 80°Folgorazione 89 / Chandelle Monique. Condizioni buone su entrambe le linee anche se ovviamente le stesse sono tutt'altro che grasse. Il candelone finale di Eknaton si sale in sicurezza sulla destra, un po' meno tutto a sinistra (in centro l'acqua non è lontana). Il primo tiro di 80° Folgorazione e la candela di Chandelle Monique necessitano di un gran lavoro di pulitura, la scalata è infatti molto complicata da candelette,candelone,stalattiti e altre bizzarre formazioni decisamente precarie ! Nelle altre lunghezze il ghiaccio è a tratti morbido e bagnato ma più spesso vetroso e "spaccoso". In Valleille cominciano a essere molte le linee salibili in sicurezza. Attenzione, il ghiaccio che non è sulle cascate si trova invece sul sentiero che risale la valle! Mercoledì siamo stati in Val di Gressoney per ripetere Thriller, sopra l'abitato di La Trinité. La cascata è molto bella e si trova in un posto magnifico con grandi vedute sul Monte Rosa. Al primo muro verticale seguono due lunghezze molto particolari prima nel fondo di un diedro e poi all'interno di uno stretto camino. Peccato per il ghiaccio nuovamente secco e molto fragile. Avvicinamento molto lungo, circa due ore dalla macchina con la possibilità però di aggiungere qualche altro tiro sulle strutture che si incontrano lungo il cammino. Allego qualche immagine di quest'ultima giornata.





giovedì 25 dicembre 2014
Goulotte Envers Barbare - stagione 2009
Premetto che non ho idea di come sia in questo momento, ma la Goulotte ENVERS BARBARE all’Aiguille du
Plan mi ha da sempre affascinato. Sarà per il nome o per l’esteticità della
linea ben visibile dalla Vallée Blanche e al contempo piuttosto appartata (per
non dire lontana) dalle rotte classiche degli Ice-Climbers.Poi si sa , anche
nella scelta delle vie i gusti non sono tutti uguali ed una linea che attira un
alpinista può sembrare ad altri insignificante. Ho avuto l’occasione di
salirla alcune stagioni fa con Marcello in una due giorni di ghiaccio e misto
nel Bianco. Generalmente si parte dal
rifugio del Requin ,che, dal tardo
pomeriggio, una volta libero dalla folla degli sciatori e restituito agli
alpinisti e sci alpinisti, risulta tranquillo e accogliente. Aggirata la base
dell’aiguille Pierre Allain si risale il ghiacciaio dell’Envers de Blaitière
che in questo tratto si presenta con ripidi salti e grandi crepacci.
Attraversato verso Ovest il bacino soprastante ci si dirige verso i ripidi
pendii del Pain de Sucre e dell’Aiguille du Plan.

Passata la terminale (1h e
30 / 2h dal Rifugio) un pendio di neve di circa 200 metri a 45° conduce all’ evidente goulotte. La
linea, lunga circa 300 m., è piuttosto incassata e con difficoltà paragonabili al
Modica al M.B.Tacul. I tratti verticali
sono brevi mentre nella parte alta è facile trovare qualche tratto di misto.
La
goulotte si conclude in una ripida conca di neve sotto il muro o cornice che
sostiene la nevosa spalla Ovest della Plan. Con temperature alte questa cornice
può costituire ovviamente un serio pericolo ! In caso non si esca in vetta
conviene avere alcuni chiodi e cordini per sistemare e preparare gli ancoraggi
per le doppie. In conclusione una bella via in ambiente magnifico, non a caso
meno battuta delle vicine e più conosciute ICE IS NICE e SORRENSON, più lontana
da raggiungere e con meno lunghezze tecniche di quest’ultime. La presenza di un
buon innevamento per l’utilizzo degli sci garantisce ovviamente maggior
divertimento e rapidità negli spostamenti.
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