Sergio Deleo - Il Blog

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venerdì 9 ottobre 2015

Aiguille Du Plan - Parete Nord - Primavera 2009



 

 Nel giugno del 2009 sono stato con Marcello a ripetere la via Charlet-Simond sulla parete nord dell’Aiguille du Plan . Non si tratta di una parete che attira immediatamente l’attenzione, incassata com’è nel piccolo bacino del ghiacciaio di Blatière. Sullo stesso versante lo sguardo viene attirato  dalla parete nord dell’Aiguille du Midi, decisamente imponente e dalla frastagliata cresta delle Aiguilles de Chamonix. Il versante settentrionale della Plan misura comunque ben mille metri di dislivello, selvaggio e racchiuso tra la Dent du Caiman e l’Aiguille des deux Aigles. Presenta una prima parte rocciosa ed una seconda glaciale , caratterizzata da un ghiacciaio sospeso. 
 












 La Charlet è un itinerario bello e vario che segue il filo dello sperone roccioso della parte bassa della parete, aggirando alcuni gendarmi, per poi superare il ghiacciaio seraccato superiore seguendo la linea di minor resistenza. Il tratto chiave è rappresentato dal muro di ghiaccio da superare per prendere piede sul ghiacciao sospeso. Nel 2009 superammo questo tratto, che presentava un breve muro a ottanta gradi,  abbastanza agevolmente. I muri della parte alta del ghiacciaio li evitammo poi seguendo una evidente goulotte sulla sinistra. A parer mio si tratta di una bella linea, difficile ma non esageratamente impegnativa se in buone condizioni, che si può concludere  rientrando alla Midi seguendo la bellissima cresta Midi-Plan.

Nel sito la relativa galleria fotografica.

venerdì 14 agosto 2015

Torrione di Zocca-spigolo Parravicini

Delle belle vie di arrampicata percorse questa estate ( quelle di misto ho preferito lasciarle perdere per evidenti motivi) vi do qualche ragguaglio in relazione allo spigolo Parravicini al Torrione di Zocca in val Masino. La via, per i classiconi come il sottoscritto, è certamente bella e meritevole. La roccia è ottima e l'arrampicata risulta più continua del vicino spigolo Gervasutti alla punta Allievi, al quale puo invidiare la maggior lunghezza dell'itinerario ed un avvicinamento più comodo. Come si evince dalle relazioni in rete o sulle guide che trattano questa zona, le difficoltà sono dell'ordine del quinto e quinto superiore , con la necessità però di proteggersi, vista la scarsità  e qualità dei chiodi presenti in via. Quella che invece mal si evince risulta essere la discesa in doppia ! La prima sosta si trova facilmente (ometto).Con la prima doppia bisogna probabilmente spostarsi verso destra , guardando la parete mentre si scende e non verso sinistra come erroneamente indicato in molte relazioni. Trovata la sosta la discesa dovrebbe poi proseguire sul lato destro della parete ben visibile dal rifugio (quella più appoggiata), fino ad arrivare sulla cresta che delimita il lato sinistro (sempre guardando dal basso) del bacino della cima di Zocca , caratterizzato dalla grande e ripida pietraia della parte bassa. La stessa cresta scavalcata durante l'avvicinamento alla cengia che porta alla base dello spigolo. Ho usato non a caso il condizionale perchè con Floriano abbiamo tenuto la sinistra come da relazione. Quindi se dopo trenta metri vi ritrovate su di una cengia ascendente con una sosta nel punto più alto a sinistra non disperate, con corde da 60 si arriva in basso, alla cengia di avvicinamento. La prima è appunto sulla cengia , su fettucce unite con piccolo maillon. Scendete leggermente verso sinistra (sempre faccia alla parete) seguendo l'evidente fessurone che taglia le grandi placconate. Scendendo il muro verticale che segue vedrete in basso a sinistra un altra piccola cengia/pulpito. Sosta su cordini ad un blocco. Altra doppiona fino ad un comodo terrazzino alla base di un diedro (diritti o leggermente a sinistra). Sosta su chiodo e nut incastrato. Nuova doppia lunga,  in verticale fino a dei terrazzini dove vedrete la fettuccia rossa che abbiamo aggiunta all'unico chiodo (non eccezzionale) sul quale è sceso chi ci ha preceduto! Da qui si arriva bene sulla cengia di avvicinamento che in realtà è molto più comoda di quel che sembra da lontano. 

martedì 28 aprile 2015

STREGATI DAL VENTO - Patagonia, inverno 2013 / 2014




Cerro Grande
al centro,bifida, la Gujia delle S
La parte tecnica di questo breve itinerario si risolve in circa sette lunghezze tra il 5+ e il 6a e  nell’occasione, si trattò di una dura lotta contro un vento fortissimo. Le forti raffiche ci obbligarono spesso a tenerci ai friends in attesa che l’intensità delle raffiche diminuisse , nonché ad una discesa con doppie cortissime per non rischiare d’incastrare le corde! Solo sotto la vetta, passando sul versante est, avemmo fortunatamente diritto ad un po’ di tregua. Il tentativo alla magnifica vetta del Cerro Grande era previsto lungo la cresta est. Questo itinerario di stampo classico presenta tratti  di  neve o ghiaccio con pendenze sino ai 50 gradi e alcuni tratti affilati . Malgrado fosse prevista una breve finestra di bel tempo per la mattinata prescelta, nebbia e vento violentissimo, non ci permisero neanche di superare interamente il ghiacciaio per portarci all’inizio della cresta, rendendoci difficile lo stesso rientro al campo! Fortunatamente,  nel corso della spedizione , riuscimmo  anche a ripetere la via Comesana-Fonrouge alla Guillaumet ( 2580 m ) ,  una delle vie di arrampicata più ripetute del gruppo, che presenta difficoltà dell’ordine del 5+ / 6a (un tiro di 6b non obbligato).

dal centro immagine il profilo ancora in ombra della Comesana
Comesana-tiro chiave


Comesana-traverso dopo il tiro chiave
 In effetti questa montagna posta all’estremità nord del gruppo del Fitz-Roy risulta essere quella più facile da raggiungere tra quelle intorno al Chalten ( sono necessarie 3/4 ore  dal ponte sul Rio Elettrico a Piedra Negra dove ci si accampa). Inoltre la discesa da questa bella e panoramica vetta, lungo la via Amy,  è relativamente rapida. Super consigliabile per queste montagne il sito di Rolando Garibotti PATAclimb.com . Trovate anche un mio articolo sul Vertical n.33 gennaio/febbraio 2012 nonchè le relative fotogallery nel mio sito.


venerdì 24 aprile 2015

Senggchuppa – sci alpinismo al Passo del Sempione




Ancora una fantastica settimana di bel tempo. Non essendo riuscito ad organizzarmi per una salita alpinistica, Giovedì ho deciso per una gita di sci alpinismo che avevo in mente da tempo. Per le mie scorribande solitarie primaverili queste giornate con tempo stabile, pericolo valanghe molto limitato e nevi portanti o spesso già tracciate, sono infatti da cogliere al volo. La Senggchuppa (3606 m.) nella zona del colle del Sempione non ha deluso le aspettative. L’innevamento a Engiloch (1768 m.), la località di partenza poco distante dal Simplonpass, è ancora ottimale. L’itinerario è vario e riprende la prima parte della classica gita al Boshorn, per poi oltrepassare la Sirwolesattel e seguire il Gamsagletscher sino in vetta.

la Senggchuppa al centro e in fondo
pendii somitali








 I panorami spaziano dapprima sul Breithorn , Monte Leone e alpi Bernesi, per poi , man mano che si sale, abbracciare i quattromila del Vallese con il gruppo del  Mischabel e Nadelhorn. Magnifica, infine, la vista dalla vetta dei seracchi sospesi sulla vicina parete nord del Fletschhorn . Si tratta di una gita con un dislivello complessivo di soddisfazione (2200 m.) ! ma soprattutto con uno sviluppo notevole. Per la conoide finale, molto lavorata dal vento, sono attualmente necessari i ramponi. Ancora una volta ottima accoglienza e tranquilla serata al Bed and Breakfast Alpe Veglia di Varzo , dove sono solito fare tappa quando vengo in queste zone.

gruppo  dei Michabel
il Boshorn