Sergio Deleo - Il Blog

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venerdì 23 novembre 2018

Breithorn - Triftjigrat


 I primi giorni di Luglio, sfruttando le buone condizioni di inizio stagione, sono stato con Daniela a ripetere la cresta Triftjigrat al Breithorn occidentale. L’ultima delle linee classiche di questa catena che ancora mi mancava. Si tratta di una via prevalentemente glaciale e non priva di pericoli oggettivi, visti i grandi seracchi che dominano il Triftjiplateau. L’ambiente è grandioso, alla sinistra l’elegante linea della più impegnativa cresta Young ed in basso, verso nord, il grande fiume di ghiaccio del Gorner. Partire dalla Gandegghutte , come abbiamo fatto noi, non è una scelta disprezzabile. Consente infatti di avere “a vista” il percorso da seguire per portarsi alla base della cresta. Il ghiacciaio da attraversare in questa zona è pianeggiante e privo di nodi di crepacci particolarmente complessi. Ovviamente si può anche scendere diagonalmente da Plateau Rosà, come peraltro avevo fatto in passato con Simona per ripetere la Supersaxo . Le ultime caldissime stagioni hanno però molto movimentato questa parte del Unter Theodule gletsher rendendone l’attraversamento notturno in alcuni casi (una volta si sarebbe detto “a stagione avanzata” ma oramai si potrebbe dire oltre metà luglio…) non banale e pericoloso.
 La prima parte della Triftjigrat si presenta rocciosa e si aggira facilmente per pendii nevosi. Si segue poi la bella cresta nevosa che con qualche breve e non difficile salto di misto porta inizialmente ad un primo plateau e successivamente al Triftjiplateau vero e proprio, dominato dalle grandi seraccate che caratterizzano l’ultima parte dell’itinerario. Quest’ultima la si affronta verso destra, attraversando rapidamente la spianata ed aggirando le scariche per poi risalire i ripidi scivoli sotto la vetta. L’esposizione a nord est fa sì che il sole arrivi ad illuminare la parte alta della parete molto presto rendendo il paesaggio “molto pittoresco” ma favorendo anche la comparsa di ghiaccio già ad inizio stagione o la destabilizzazione dei pendii nevosi in caso di forte sovraccarico. A seconda delle condizioni nell’ultimo tratto si può scegliere se salire direttamente verso la cima, superando o zizzagando tra brevi tratti di misto o se, come nel nostro caso vista la presenza di uno strato superficiale di neve fresca, piegare verso sinistra e raggiungere la vetta seguendo o bordeggiando una costola rocciosa. Con noi sull’itinerario di salita tre cordate svizzere, su quello di discesa invece…, “il mondo” alla conquista del più facile dei Quattromila che, pazientemente, cerca di concedersi a tutti.

sabato 10 novembre 2018

Spigolo Nord del Badile - Agosto 2017




Trent’anni fa, con Guido, durante la ripetizione della famosissima via Cassin sulla nord-est del Badile, avevamo a lungo guardato il perfetto profilo roccioso alla nostra destra. Lo Spigolo Nord, con la sua linea elegante, si staglia infatti tra le pareti nord-est e  nord-ovest del Pizzo Badile, in val Bondasca. Ad inzio agosto 2017 ho finalmente ripetuto questo itinerario in compagnia di Andrea. Difficile volere di più, ottima accoglienza al rifugio Sacs Furà e giornata della salita limpida, anche se calda. Arrampicata piacevole su di un granito “da urlo”, non particolarmente difficile ma quasi mai banale. Lo spigolo in effetti è sì appoggiato e all’apparenza discontinuo ma è comunque tutto da scalare. Siamo saliti quasi sempre in conserva assicurata. Il tiro più impegnativo ci è sembrato quello della placca Risch. Su questa lunghezza ho ringraziato di avere le scarpette ai piedi perché è pur vero che ci sono degli spit ma con gli scarponi avrei certamente faticato. Prima delle undici in vetta e dopo una meritata pausa, discesa sul versante sud, verso la capanna Gianetti.
Tre ore con alcune doppie sulla linea classica che, relazione alla mano,  si segue facilmente e poi sentiero evidente tra le pietraie (l’eventuale discesa in doppia lungo lo spigolo ci è sembrata francamente sconsigliabile. Il terreno è infatti troppo appoggiato per delle calate scorrevoli). Il giorno successivo siamo poi rientrati attraverso i passi del Porcellizzo e Turbinasca per concludere idealmente un cerchio da rifugio a rifugio. Il sentiero è ben segnalato, tra grandi massi e zone di frana, con qualche catena sul secondo colle. Probabilmente proprio a causa dei rari tratti di sentiero ben camminabile la traversata ci è sembrata comunque faticosa. Senza correre ci sono volute circa 5 ore dal Gianetti al Sacs Furà . Ancora una volta il gruppo del Badile mi ha lasciato la voglia di tornare ma anche molta, molta tristezza. Lo spigolo nord  è stato infatti  la prima salita in compagnia di Andrea e purtroppo   anche l'unica. Andrea è infatti mancato ad inizio settembre del 2017, durante un tentativo solitario della via Mayor, sul versante Brenva del Monte Bianco. Ancora oggi mi rimprovero di non aver cercato di dissuaderlo da quella sua idea di un avventura totale, senza compromessi e ancora più sorprendente perchè portata avanti da un ragazzo poco più che ventunenne. In quelle tre giornate nelle quali le nostre esperienze sono venute a confronto, la sua filosofia di  alpinismo mi ha portato a provare emozioni contrastanti; da una parte l'ammirazione e  il rispetto per un avventura "d'altri tempi" e dall'altra la paura e la preoccupazione per le evidenti situazioni di pericolo che da un confronto così duro avrebbero potuto derivare. Avevo, nell'occassione, pensato di rinviare i discorsi da vecchio e saggio alpinista ad una prossima gita , per non rovinare quei momenti carichi di un entusiasmo contagioso. Purtroppo la realtà è che non sappiamo quanto tempo abbiamo davanti. Avrei dovuto cercare di portarlo verso una filosofia del rischio meno spinta ma d'altra parte chissà , forse ha ragione Andrea , la montagna va affrontata di petto ed ogni ascensione va vissuta  appieno come nei "giorni grandi".

mercoledì 22 novembre 2017

Grandes Jorasses parete nord - ottobre 2014 - non ci sono più le mezze stagioni



Nell'autunno del 2014 le condizioni per il misto erano eccezionali. la nord delle Grandes Jorasses era presa d'assalto e un pò tutti gli itinerari, anche i più duri e selvaggi, vennero ripetuti. Nel mio piccolo approfittai anche io della situazione ripetendo la piccola MacIntyre, a sinistra del Liceul, la Slovena alla punta Croz ed infine Reve Ephémère d'alpiniste alla punta Young. Di questa via, la mia sesta linea differente su questa magica parete in otto visite, ho un ricordo molto positivo. Con Fabien eravamo in realtà partiti per lo sperone Croz ma giunti alla terminale, avevamo poi dovuto rinunciare a causa delle troppe cordate già impegnate in quel settore di parete. Andammo così più a destra, faticando non poco a causa dalla molta neve farinosa proveniente dagli scivoli inferiori della parete, che si era accumulata sotto la terminale.
 Eravamo decisamente in ritardo sulle tabelle di marcia ma viste le buone condizioni della parete e del tempo, decidemmo per la logica  linea di Reve Ephémère sulla quale era già impegnata un'altra cordata. Anche se non “preparata a tavolino” come sempre mi succede per le salite impegnative, la scelta si rivelò  fortunatamente azzeccata.  Ne risultò infatti una salita molto bella e interessante, impegnativa al punto giusto e conclusa con un lungo rientro ad arco sotto le guglie delle Periades e poi attraverso un dedalo di crepacci sul ghiacciaio di Lechaux. 


una cordata sul Croz
Il lato destro della parete delle Grandes Jorasses perde qualche centinaio di metri di dislivello rispetto alla zona della punta Walker , potrei aggiungere fortunatamente…..Sono quindi circa 800 i metri da superare con un primo breve tratto ripido sopra la terminale seguito da una lunga serie di scivoli nevosi ( 500 m. a 55/65 gradi) che portano alla parte alta nuovamente con pendenza sostenuta 75/80 gradi e di  terreno misto. Questo ultimo tratto risulta più impegnativo se si sceglie di uscire al colle tra la le punte Margerita e Young anziché, come scegliemmo di fare noi,  puntando alla vetta uscendo verso destra e scavalcando la cresta nord-ovest. Il tratto più delicato si rivelò nell’occasione  quello  costituito dai pendii nevosi della parte bassa difficilmente proteggibili e ricoperti da uno strato di neve instabile. 

Le ultime stagioni caldissime e secche stanno di fatto minando la stabilità delle nostre montagne e i così detti fondi di ghiaccio fossile, ritirandosi, lasciano libere ampie zone di roccia rotta. Una volta questi itinerari si affrontavano in piena estate, poi siamo passati alla primavera e all’autunno. Ora non ci rimane che sperare in una improbabile inversione di tendenza climatica!!









sabato 30 settembre 2017

Sass d'Ortiga spigolo Wiessner - Agosto 2016



La scorsa estate sono stato con Mauro a ripetere lo spigolo Wiessner al Sass d’Ortiga, in Val Canali. Lo spigolo  ovest di questa montagna offre un arrampicata certo non estrema ma comunque continua ,  molto esposta e con una linea super estetica. Grazie anche alla roccia di ottima qualità, tipica delle Pale di San Martino , si è trattato certamente di una delle vie più  belle che mi è capitato di fare in Dolomiti. Le difficoltà sono leggermente inferiori a quelle del famosissimo e non lontano spigolo del Velo alla Cima della Madonna. In effetti quest’ultimo presenta un maggior numero di lunghezze impegnative ma la via Wiessner al Saas d’Ortiga non è certamente meno meritevole. 
 


   
  La Val Canali poi è un po’ la Valnontey del gruppo delle Pale di San Martino, un piccolo gioiello delle Dolomiti. Il rifugio Treviso si raggiunge in circa un’ora per comodo sentiero. Da qui si prosegue,  su sentiero ben tracciato ma faticoso, sino alla forcella delle Mughe che si raggiunge in un’altra ora . Prima del colle vero e proprio una cengia, a tratti attrezzata con cavi d’acciaio, porta  a mezza costa verso sinistra fino ad un intaglio sulla cresta ovest. Di questo tratto può capitare di leggere descrizioni particolarmente scoraggianti ma in realtà non vi sono problemi. Si può tranquillamente procedere legati a corda corta e in conserva assicurata sfruttando le protezioni presenti. 
la cengia che porta allo spigolo
Lo spigolo si supera con una diecina di lunghezze e la linea da seguire è abbastanza evidente. Nel primo tiro, dopo i primi venticinque metri bisogna spostarsi bene a sinistra sino a doppiare lo spigolo arrivando ad una terrazza visibile soltanto all’ultimo momento. Le difficoltà maggiori sono concentrate nelle lunghezze centrali e nella penultima che, da un profondo intaglio, supera un muro verticale. Una evidente clessidra aiuta a superare questo tratto anche se non consente di azzerare il passaggio che è comunque nell’ordine del quinto grado superiore. Tracce di sentiero, ometti e qualche chiodo per una breve doppia consentono di tornare facilmente e in poco tempo alla Forcella delle Mughe e da questa al rifugio Treviso a festeggiare. Come sempre per le salite nel gruppo delle Pale conviene avere molti cordini per le innumerevoli clessidre oltre eventualmente a dei friends. La via risulta ben descritta in rete su Sassbaloss. Nel sito potete trovare la relativa galleria fotografica.