Fine gennaio, tanto ghiaccio e un po meno freddo. Ottime condizioni sulle cascate Legolas in Val d'Ayas (nella foto) , Punta Jolanda e la Nicchia in Valle di Gressoney . Un po più magra Gouloctica in Valsavarenche ma comunque salibile in sicurezza.
Buone scalate.
Le mia vita da alpinista e fotografo: avventure, ascensioni, spedizioni, viaggi e fotografia di montagna
Sergio Deleo - Il Blog
sabato 4 febbraio 2017
martedì 3 gennaio 2017
Patagonia 2016- Arrampicata al Cerro Catedral
Ancora una volta in Patagonia. Nel
mese di Dicembre, nel corso di un viaggio con Daniela in queste terre
affascinanti, ho arrampicato al Cerro Catedral non lontano da San Carlos de
Bariloche . Granito fantastico, fessurato e lavorato ! Il posto è molto bello.
Il Catedral è formato da una serie di guglie disposte ad anfiteatro intorno al
laguna Toncek , dove si trova il piccolo rifugio Frey. Le vie sono piuttosto
brevi, visto che le pareti più alte superano di poco i 250 m di dislivello. I
gradi sono invece molto stretti e sui tiri di un generico 5 il 6a è assicurato. Le soste e i tiri su placca
sono spittati e sulle vecchie classiche si trovano ancora vecchi chiodi. Per
essere in Patagonia si tratta sicuramente di un luogo di arrampicata Plaisir,
anche grazie a un clima più mite e meno bizzarro rispetto alla zona del Fitz
Roy che si trova ben 1500 km più a sud.
Al rifugio, come in tutta l’Argentina del resto, l’atmosfera è
simpatica.
Lo si raggiunge in tre ore e mezza da Villa Catedral, la stazione
sciistica a mezzora di strada da Bariloche. A fine primavera e in estate il
posto è molto frequentato e può tornare utile la tenda.(portatevi il sacco a
pelo anche se pensate di dormire al rifugio perchè la “ zona notte “ non segue
esattamente gli standard europei). In compagnia di Pablo ho ripetuto alla Guja
Frey le vie Sifuentes-Weber con uscita
Sifuentes-Monti e la bellissima
fessura Donini , alla Torre Central, invece, il classico spigolo nord con
ovviamente alcune varianti per non accontentarci di un banale 6a…..Eolo ha
ovviamente preso parte alle nostre salite, allietandoci nell’arrampicata ma
fortunatamente, senza esagerare. Dalle vette del cerro Catedral la vista spazia
sui ghiacciai dell’imponente Cerro Tronador e sull’infinita distesa di laghi e
foreste del parco nazionale Nahuel Huapi , un ambiente naturale unico in
Patagonia.
sabato 22 ottobre 2016
AUTUNNO 2014 - Grandes Jorasses - parete nord - combinazione Slovena / Croz -
Autunno 2014,la nord delle
Grandes Jorasses è in condizioni
eccezionali. Guardando questa immagine di quell’anno, prudono le mani anche a
me che sono tutt’altro che un “estremo del ghiaccio”. Pendii nevosi e goulottes
tappezzano l’intera immensa e magnetica parete. Che spettacolo!
Un pomeriggio di inizio ottobre risalgo il
ghiacciaio di Leschaux con Fabien , la nostra meta chiude l’orizzonte. E' ancora
buio quando lasciamo il nostro posto da bivacco ed è ancora buio quando
superiamo la terminale. Difficile trovare il punto giusto dove attaccare sotto
una parete così enorme, fortunatamente però è la terza volta nelle ultime
settimane che faccio visita alle Jorasses e quindi ci orientiamo più
facilmente. Procedendo di conserva più o meno assicurata ci portiamo sotto la
prima ripida serie di goulotte che sbocca sul nevaio centrale. Superiamo questo
tratto che presenta un breve muro non lontano dalla verticale, poi il primo
nevaio e il difficile salto che porta al lenzuolo superiore. Questo salto si
presenta come una larga parete ricoperta da polistirene, non ripidissima ma
neanche elementare da proteggere. Fabien lo supera brillantemente. Nel 2009 con
Marcello avevamo trovato la parete in condizioni ben diverse e le stesse
lunghezze ci avevano impegnato non poco. Nel risalire il secondo nevaio la
vetta non sembra lontana, purtroppo però è solo un impressione. Non siamo certo
lenti ma il tempo passa inesorabile.
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| verso il primo nevaio |
![]() |
| sotto il muro tra i due nevai |
Ci infiliamo nel couloir di ghiaccio e
misto che piega a sinistra e al termine del quale ci si affaccia sul baratro
sotto la punta Whymper. Segue un tiro di arrampicata non difficile e poi ancora
misto, in questa occasione facilitato dalla grande quantità di ghiaccio. Anche
la ripida goulotte di uscita della variante a destra della torre sommitale non
è affatto male. Proprio in questo punto, a soli cinquanta metri dalla vetta,
eravamo rimasti bloccati Marcello ed io quando non mancava molto all’arrivo del
buio, quello che mancava invece era il ghiaccio! Alle quindici e trenta siamo
finalmente in cresta. Ci attende una lunga discesa e quindi ci concediamo solo
pochi minuti. Il tempo sufficiente per assaporare il piacere di una grande
ascensione su una parete mitica. Sul versante sud fa quasi caldo, gli ancoraggi
delle doppie sono ben visibili anche se un po’ da rinforzare. Con qualche
acrobazia raggiugiamo il Reposoir e la traccia lasciata dalle moltissime
cordate che ci hanno preceduto arrivando dalla punta Walker. Alle ventuno le
luci di Planpinceux bucano una fitta nebbia autunnale e ci segnalano la “fine
delle ostilità”. Sopra di noi Le Grandes Jorasses non sono più visibili ma ne
percepiamo comunque la severa presenza.
Nel sito la relativa galleria fotografica.
Nel sito la relativa galleria fotografica.
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| nel couloir verso sinistra sopra al secondo nevaio |
![]() |
| sotto la torre sommitale-a destra la goulotte di uscita |
sabato 15 ottobre 2016
Catinaccio e Punta Emma - via Steger
Fine settimana del 25 settembre, giornate
bellissime e non troppo fredde. Sono
stato con Marco in Dolomiti , nel gruppo del Catinaccio, montagne delle
quali avevamo entrambi solo ricordi di gioventù. Abbiamo ripetuto le vie di Hans Steger al
Catinaccio e alla punta Emma. La prima supera con una linea molto logica e
diretta la grande parete sud-est del Catinaccio . L’arrampicata è varia e
supera diedri e camini, per essere una via dolomitica risulta quindi non troppo
esposta. La roccia è buona e solo raramente sorgono dubbi sulla tenuta di
qualche presa. Le due lunghezze iniziali sul muro giallo sono quelle più
fisiche, comunque le difficoltà sono ben distribuite su tutto l’itinerario.
Generalmente si integra piuttosto bene e solo all’uscita verso sinistra da un
camino della parte centrale della parete e nel superamento della placca del
penultimo tiro è necessaria particolare decisione. Non si può non rimanere
ammirati dall’intuito e dalle capacità tecniche di Steger, eccezionale
arrampicatore degli anni trenta.
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| il secondo tiro di 5+/6 |
![]() |
| ìl 5+ prima dell'ultima rampa finale verso destra |
![]() |
| la placca del penultimo tiro |
Il sole in questa stagione arriva ai piedi
della parete poco dopo le otto. Usciti dall’ultimo profondo e scivoloso camino,
il terreno si fa immediatamente facile e appoggiato e si procede bene anche
slegati. In discesa abbiamo fatto tre doppie partendo dal primo intaglio della
cresta della via normale. L’inizio delle calate è molto evidente. Il Lunedì
siamo poi stati alla Steger alla punta Emma. Le difficoltà di questo itinerario
sono concentrate nella parte centrale. Questa via, in effetti, tolta la rampa
iniziale , un ultimo camino (non banale) e la successiva facile parte
terminale, si risolve in tre lunghezze ma che lunghezze! La prima e la terza
sono in traverso e la seconda supera una fessura e soprattutto un muro
aggettante. Le difficoltà sono ai confini superiori dell’ordine classico ma
decisamente sostenute e con poca possibilità di integrare. In particolare il
muro strapiombante di uscita dal secondo tiro e in misura leggermente
inferiore, la prima e l’ultima parte della terza lunghezza vanno affrontati con
determinazione. Fortunatamente mi ero già dato” indisponibile per i tiri
impegnativi” per qualsiasi itinerario successivo alla giornatona del
Catinaccio. E stato quindi Marco ad impegnarsi per il buon esito
dell’ascensione. La discesa , segnalata da ometti, risulta evidente. Un breve tratto molto esposto porta
all’ancoraggio per la doppia e dà qui rapidamente al sentiero per il rifugio Re
Alberto 1°.
Nel sito la relativa galleria fotografica.
Nel sito la relativa galleria fotografica.
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| Punta Emma a sinistra della U |
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| il tiro tra i due traversi |
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