Sergio Deleo - Il Blog

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giovedì 3 marzo 2016

Triangle du Tacul - Aiguille du Midi : Le Temps est Assassin e le Vent du Dragon - Autunno 2013



Primi giorni di Novembre e ultimi giorni di apertura della funivia dell’Aiguille du Midi . Con Marco ci concediamo due belle giornate nel Bianco per riprendere sensibilità con gli attrezzi da ghiaccio. Le Temps est Assassin al Triangle du Tacul , la nostra prima meta, si trova una cinquantina di metri a sinistra della famosa Goulotte Chèré e di poco a destra della linea della Goulotte des Allemands. Risaliamo una serie di diedri ingombri di ghiaccio, molto estetici. Le difficoltà non sono mai estreme ma spesso alcuni tratti necessitano di movimenti delicati e non banali. Su questo itinerario piuttosto e purtroppo breve ma molto interessante, le soste sono già attrezzate e sui tiri si trova qualche chiodo. Con l’aiuto di  una bella e ben assortita  serie di friends (fino al tre BD) riusciamo a proteggerci  abbastanza bene e a superare con piacere e soddisfazione alcune lunghezze entusiasmanti. Una volta raggiunti i pendii nevosi della parte alta del Triangle ci spostiamo a destra con una traversata ascendente sino ad incrociare il toboga della Chèré , dalla quale ridiscendiamo alla base con poche doppie. 
 










 






Il giorno successivo, dopo una fredda nottata all’Abri Simond, sfruttiamo il vantaggio di poter partire prima delle cordate in arrivo con la funivia. Scendiamo in doppia dalla passerella con le brevi e super gettonate goulotte tutte per noi,  seguendo poi la linea del Le Vent du Dragon , decisamente più fornita della vicina Profit-Perroux. Nuovamente una serie di estetiche lunghezze ci riempie la mattinata che poi concludiamo seguendo la classicissima cresta Des Cosmiques sino alla terrazza dell’Aiguille du Midi . Come spesso succede  a noi alpinisti,  scavalchiamo il parapetto e superiamo la terrazza come extraterrestri tra gli sguardi stupiti  dei turisti per  terminare una volta di più le nostre fatiche all’interno delle cabine della funivia. 
 











 

sabato 16 gennaio 2016

Grivola parete nord-ovest e il Collezionismo



 Nel mese di giugno 2015, poco prima dell’inizio dell’ultima torrida estate, sono stato con Daniela a ripetere la parete nord ovest della Grivola. Percorrendo l’alta Valle d’Aosta è difficile non rimanere colpiti dagli imponenti versanti settentrionali di questa montagna, descritta dal Carducci come “ L ’ardua Grivola bella”.  La sua forma piramidale ed un buon innevamento, la rendono infatti particolarmente elegante. Al di sopra del ghiacciaio sospeso del Nomenon si innalza la ripida parete nord-est, delimitata a sinistra dalla omonima cresta  e a destra dalla cresta nord. Alla destra di quest’ultima si trova la grande parete nord-ovest che scende dalla vetta fino ai bei pascoli del vallone del Nomenon con un dislivello di ben 1700 m. Non si tratta certo di un’ascensione particolarmente impegnativa ma comunque piacevole, allenante e che offre degli scorci molto belli sulle montagne valdostane. Questo versante va inoltre annoverato tra le più belle e classiche pareti nord del gruppo del Gran Paradiso. Collezionare vette, pareti e itinerari, non credo debba essere la motivazione primaria per un alpinista. Questo “stilare liste” dà anzi   una connotazione riduttiva a questa passione ma   rimane comunque per molti una spinta importante al nostro “ andare per montagne”.   

Personalmente ho molte collezioni aperte, tra le quali quella ben conosciuta delle vette oltre i quattromila metri delle Alpi.  Quella costituita dalla salita delle pareti Nord di questo gruppo montuoso è tra le poche che ho concluso ed è certamente consigliabile. Fanno parte di questa lista la parete nord del Gran Paradiso che è certamente la più conosciuta e apprezzata, seguita poi dalle classiche pareti del Ciarforon e   della Becca di Monciair. Altrettanto belle, selvagge e meno battute, sono poi le nord della Becca di Gay e   della Roccia Viva, in fondo alla Valnontey, e le due pareti orientali della Grivola. Su ognuno di questi versanti è ovviamente possibile ripetere itinerari differenti, basti pensare alla Becca di Gay con i suoi scivoli e speroni rocciosi. D’altra parte alcune vie di salita sono purtroppo oramai scomparse a causa dei mutamenti stessi delle pareti, dovuti ai cambiamenti climatici, come la Perruchon e la Chiara che superavano direttamente i seracchi della Roccia Viva e del Ciarforon oggi ormai scomparsi. Alle pareti prima citate ho poi aggiunto personalmente la nord del Piccolo Paradiso, alla destra del pendio che sale al colle di Montandayné e quella del Becco della Pazienza in Valnontey. Una classica del passato per le guide di Cogne, era la nord della Punta delle Sengie che penso oggi non riceva che rarissime visite e che forse sarebbe da rivalutare magari per gli amanti dello sci alpinismo e dello sci ripido, ovviamente ben motivati (Peraltro quello che una volta sembrava una ravanata pazzesca adesso fa parte delle tabelle di allenamento di qualsiasi scialpinista dedito all’agonismo…).A margine di questa collezione vi segnalo ancora una bella parete di neve e ghiaccio: la est del Gran Paradiso. 

Pur non essendo quest’ultima rivolta a settentrione, merita certamente una visita per il luogo magico e solitario in cui si trova, posta com’ è a monte del tormentato ghiacciaio della Tribolazione. Tornando alla nostra gita alla Grivola, posso solo suggerire di andare a vedere con la luce il punto migliore per attaccare.  Nel nostro caso era ancora presente, sulla sinistra del vallone, una ripida lingua di neve che permetteva di non dover salire fin verso il colle di Belleface, arrivando invece direttamente all’omonimo ghiacciaio, alla base della parte più sostenuta della parete. Se l’innevamento è buono le fasce rocciose si superano agevolmente per ripidi canali ghiacciati e terreno misto.  Uscendo direttamente dalla parete ci si ritrova su di una torre della cresta ovest dalla quale è necessario   ridiscendere per proseguire per la vetta (utile una breve doppia). Conviene più comodamente aggirare   questo ultimo risalto piegando a sinistra fino a raggiungere la cresta nord. Per la discesa noi abbiamo utilizzato proprio quest’ultima, anche se presenta qualche breve tratto ripido in alto (45/50 gradi) e un tratto di roccia rotta nella parte bassa. In particolare nell ’ultimo salto roccioso che precede i ghiaioni   la via è poco evidente ed è meglio prendersi dei punti di riferimento il giorno prima dell’ascensione. La via normale sul versante est è del resto generalmente ancora troppo innevata in primavera e non credo sia vantaggiosa.
                                                                                                                                                                             

mercoledì 16 dicembre 2015

Ailefroide parete Nord-Est via Fourastier - primavera 2009



Per chi come me risiede in Valle d’Aosta il massiccio del Delfinato risulta certamente scomodo e fuori mano, ciononostante sono rimasto affascinato dai suoi paesaggi aspri e selvaggi  fin dalla mia prima visita risalente a oltre trent’anni fa. In effetti da allora sono tornato molte volte a ripetere itinerari su queste belle montagne, la più conosciuta delle quali è senz’altro la Barre Des Ecrins con i suoi 4102 metri. A poca distanza dalla vetta principale le cime del Pelvoux , del Pic Sans Nom e dell’Ailefroide dominano con pareti che sfiorano i mille metri di dislivello il profondo vallone del Glacier Noir. Questi luoghi mi hanno sempre ricordato il bacino di Argentière,  nel  gruppo del Monte Bianco, uno delle zone alle quali sono maggiormente affezionato,  con l’incredibile muro di grandi e severe pareti nord che si estende per alcuni chilometri sulla sinistra orografica dell’omonimo ghiacciaio. Tornando al Delfinato e agli Ecrins volevo segnalarvi la via Fourastier sull’imponente parete Nord-Est dell’Ailefroide Centrale (3927m).
 

















 








 La mia visita a questo itinerario risale ai primi giorni di maggio del 2009 in compagnia di Marcello. Lasciata la macchina nel parcheggio invernale poco prima di Pré de Madame Carle (base di partenza per la via normale alla Barre Des Ecrins) risalimmo sci ai piedi , alla luce della luna e delle frontali, l’intero Glacier Noir. Oltre tre ore di avvicinamento, molto utili per “scaldarsi ”prima della salita , se non che un’incredibile serie di violenti spindrift ci costrinse ad una lunga attesa prima di poter dare il via alle ostilità .Poco prima dell’alba,  finalmente,  attaccai intirizzito la prima serie di larghe colate di polistirene, non difficili ma ben poco proteggibili, pregando che il vento avesse finito di spazzolare il ghiacciaio sospeso soprastante inviandomi violente colate di neve. 
 Le “richieste” furono ascoltate e poche ore dopo, superati i brevi risalti (85°)della goulotte  centrale uscimmo sul ghiacciaio pensile illuminato dal sole. Seguì poi una discreta ravanata con gli sulle spalle, per superare i pendii in neve profonda ed una bella e impegnativa arrampicata mista tra roccia Oisans (quindi non eccezionale) e ghiaccio, per superare sul lato sinistro,  il bastione roccioso sommitale. Nelle prime ore del pomeriggio,  uscimmo in cresta e ci affacciammo sul solare vallone du Sélé . Una bella giornata di primavera e un panorama mozzafiato ma ahimè anche il selvaggio isolamento di queste vette a ricordarci l’infinita lunghezza del rientro ancora da compiere per tornare a valle. Molte ore dopo, alle nove e mezza di sera ( o di notte vista la stagione) varcammo, claudicanti e famelici, la soglia di un ristorantino del piccolo villaggio di Vallouise. La breve serie di doppie  per raggiungere il ghiacciaio, ma soprattutto l’infinita serie di rovinose cadute che segnò  la nostra interminabile  discesa nel vallone du Sélé ,nel tentativo di trovare un equilibrio tra le nostre scarse qualità sciistiche e la pessima qualità della neve, sono oramai ricordi lontani. Quegli stessi ricordi che legano inseparabilmente gli alpinisti alle montagne.
Itinerario vario in un ambiente magnifico con scorci estetici sui seracchi del ghiacciaio pensile al centro parete. Dislivello 800 m e difficoltà complessiva TD / IV . Doppie attrezzate ma da verificare. Svariate relazioni presenti in rete o sulla Bibbia della zona,  il Tome 2 Guide de Haut – Dauphiné di François Labande.Sul sito la relativa fotogallery.

lunedì 30 novembre 2015

Mont Maudit - Overcouloir e Country Couloir



La linea di cresta che collega la Tour Ronde al colle della Fourche e al  Mont Maudit rappresenta non solo il confine di stato con la Francia ma anche lo spartiacque tra  la frequentata zona dei Satelliti e della stessa Tour Ronde e quella ben più selvaggia del bacino della Brenva. Del resto la complessità, la lunghezza e i rischi oggettivi presentati dagli itinerari di questo versante  stanno certamente alla base di questa scelta da parte di molti alpinisti. Proprio in questa zona , tra la classicissima linea della cresta Kuffner e quella possente disegnata dallo Sperone della Brenva, volevo segnalarvi due belle vie che mi è capitato di percorrere in passato. Si trovano entrambe sulla spalla del Maudit posta vicino al Colle della Brenva,  a sinistra del profondo canalone che costeggia la Cretier o via degli Italiani (altro itinerario certamente consigliabile).
Country Couloir










 La Prima ,  detta Voie Diagonale , risale con difficoltà classiche (pendeza  45° / 55 °) inizialmente il profondo canalone prima citato, per poi proseguire lungo l’evidente pendio obliquo da destra a sinistra ed infine  uscire nei pressi del Colle della Brenva con un tratto di cresta nevosa molto estetico ; supera un dislivello di 700 metri con uno sviluppo evidentemente superiore e l’itinerario risulta più vario di quello che si potrebbe pensare. A superare lo stesso dislivello rettificando però il tracciato ci ha pensato in più riprese il grande Giancarlo Grassi negli anni ottanta. La seconda proposta riguarda proprio una delle sue creazioni, o meglio  la ripetizione del'Ovecouloir nella parte bassa, con uscita dal muro della parte alta seguendo poi la goulotte Country Couloir (Belinger -Fantini). A mio parere si ottiene così una linea  molto logica  e interessante con difficoltà IV - 5 . Queste ultime sono concentrate soprattutto nel superamento del muro di uscita sul pendio mediano e nella parte alta di questo itinerario.
 Le basi d’appoggio per il versante Brenva sono il rifugio Torino o il Bivacco della Fourche. La discesa si effettua lungo la via normale del Maudit e sono quindi richieste nevi assestate. Difficile trattenersi nel cercare aggettivi superlativi per descrivere queste  vette , linee e panorami. Credo comunque che a definire questi luoghi come magnifici non ci si sbagli. Nel sito la relativa galleria fotografica.