Sergio Deleo - Il Blog

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mercoledì 22 novembre 2017

Grandes Jorasses parete nord - ottobre 2014 - non ci sono più le mezze stagioni



Nell'autunno del 2014 le condizioni per il misto erano eccezionali. la nord delle Grandes Jorasses era presa d'assalto e un pò tutti gli itinerari, anche i più duri e selvaggi, vennero ripetuti. Nel mio piccolo approfittai anche io della situazione ripetendo la piccola MacIntyre, a sinistra del Liceul, la Slovena alla punta Croz ed infine Reve Ephémère d'alpiniste alla punta Young. Di questa via, la mia sesta linea differente su questa magica parete in otto visite, ho un ricordo molto positivo. Con Fabien eravamo in realtà partiti per lo sperone Croz ma giunti alla terminale, avevamo poi dovuto rinunciare a causa delle troppe cordate già impegnate in quel settore di parete. Andammo così più a destra, faticando non poco a causa dalla molta neve farinosa proveniente dagli scivoli inferiori della parete, che si era accumulata sotto la terminale.
 Eravamo decisamente in ritardo sulle tabelle di marcia ma viste le buone condizioni della parete e del tempo, decidemmo per la logica  linea di Reve Ephémère sulla quale era già impegnata un'altra cordata. Anche se non “preparata a tavolino” come sempre mi succede per le salite impegnative, la scelta si rivelò  fortunatamente azzeccata.  Ne risultò infatti una salita molto bella e interessante, impegnativa al punto giusto e conclusa con un lungo rientro ad arco sotto le guglie delle Periades e poi attraverso un dedalo di crepacci sul ghiacciaio di Lechaux. 


una cordata sul Croz
Il lato destro della parete delle Grandes Jorasses perde qualche centinaio di metri di dislivello rispetto alla zona della punta Walker , potrei aggiungere fortunatamente…..Sono quindi circa 800 i metri da superare con un primo breve tratto ripido sopra la terminale seguito da una lunga serie di scivoli nevosi ( 500 m. a 55/65 gradi) che portano alla parte alta nuovamente con pendenza sostenuta 75/80 gradi e di  terreno misto. Questo ultimo tratto risulta più impegnativo se si sceglie di uscire al colle tra la le punte Margerita e Young anziché, come scegliemmo di fare noi,  puntando alla vetta uscendo verso destra e scavalcando la cresta nord-ovest. Il tratto più delicato si rivelò nell’occasione  quello  costituito dai pendii nevosi della parte bassa difficilmente proteggibili e ricoperti da uno strato di neve instabile. 

Le ultime stagioni caldissime e secche stanno di fatto minando la stabilità delle nostre montagne e i così detti fondi di ghiaccio fossile, ritirandosi, lasciano libere ampie zone di roccia rotta. Una volta questi itinerari si affrontavano in piena estate, poi siamo passati alla primavera e all’autunno. Ora non ci rimane che sperare in una improbabile inversione di tendenza climatica!!









sabato 30 settembre 2017

Sass d'Ortiga spigolo Wiessner - Agosto 2016



La scorsa estate sono stato con Mauro a ripetere lo spigolo Wiessner al Sass d’Ortiga, in Val Canali. Lo spigolo  ovest di questa montagna offre un arrampicata certo non estrema ma comunque continua ,  molto esposta e con una linea super estetica. Grazie anche alla roccia di ottima qualità, tipica delle Pale di San Martino , si è trattato certamente di una delle vie più  belle che mi è capitato di fare in Dolomiti. Le difficoltà sono leggermente inferiori a quelle del famosissimo e non lontano spigolo del Velo alla Cima della Madonna. In effetti quest’ultimo presenta un maggior numero di lunghezze impegnative ma la via Wiessner al Saas d’Ortiga non è certamente meno meritevole. 
 


   
  La Val Canali poi è un po’ la Valnontey del gruppo delle Pale di San Martino, un piccolo gioiello delle Dolomiti. Il rifugio Treviso si raggiunge in circa un’ora per comodo sentiero. Da qui si prosegue,  su sentiero ben tracciato ma faticoso, sino alla forcella delle Mughe che si raggiunge in un’altra ora . Prima del colle vero e proprio una cengia, a tratti attrezzata con cavi d’acciaio, porta  a mezza costa verso sinistra fino ad un intaglio sulla cresta ovest. Di questo tratto può capitare di leggere descrizioni particolarmente scoraggianti ma in realtà non vi sono problemi. Si può tranquillamente procedere legati a corda corta e in conserva assicurata sfruttando le protezioni presenti. 
la cengia che porta allo spigolo
Lo spigolo si supera con una diecina di lunghezze e la linea da seguire è abbastanza evidente. Nel primo tiro, dopo i primi venticinque metri bisogna spostarsi bene a sinistra sino a doppiare lo spigolo arrivando ad una terrazza visibile soltanto all’ultimo momento. Le difficoltà maggiori sono concentrate nelle lunghezze centrali e nella penultima che, da un profondo intaglio, supera un muro verticale. Una evidente clessidra aiuta a superare questo tratto anche se non consente di azzerare il passaggio che è comunque nell’ordine del quinto grado superiore. Tracce di sentiero, ometti e qualche chiodo per una breve doppia consentono di tornare facilmente e in poco tempo alla Forcella delle Mughe e da questa al rifugio Treviso a festeggiare. Come sempre per le salite nel gruppo delle Pale conviene avere molti cordini per le innumerevoli clessidre oltre eventualmente a dei friends. La via risulta ben descritta in rete su Sassbaloss. Nel sito potete trovare la relativa galleria fotografica.

mercoledì 13 settembre 2017

Aiguille de Sialouze - Traversata delle creste



 
Fine Agosto, in compagnia di Iacopo, ho approfittato delle belle giornate di questo inizio settimana per andare a ripetere la traversata dell’Aiguille de Sialouze in Delfinato. Il massiccio degli Ecrins così aspro e selvaggio mi ha sempre affascinato ed infatti, pur non essendo certamente rapido da raggiungere per noi Valdostani, l’ho frequentato spesso. La Sialouze è in realtà un contrafforte del Pic Sans Nom che si spinge verso sud dividendo i massicci dell’Ailefroide e del Pelvoux. Punto di partenza classico per questa salita è il rifugio del Pelvoux che si raggiunge in circa tre ore da Ailefroide. In discesa vi ero già passato alcune volte dopo aver ripetuto itinerari sulla nord e il famoso Couloir Chaud. In salita, su questo versante ripido e assolato, abbiamo molto apprezzato il venticello fresco di lunedì pomeriggio. La cresta offre una bella arrampicata classica su di un ottimo granito lavorato e rugoso e fa parte delle creste scelte Mario Colonel nel suo bellissimo libro Chemins du ciel. Noi abbiamo impiegato circa due ore per arrivare all’attacco della via passando dalla Bosses de Sialouze. Per raggiungere questo punto si attraversa ancora un breve nevaio  che al mattino si passa con maggior sicurezza ramponi ai piedi.
 









 
 Una zona di placche appoggiate ma compatte richiede poi un pò di attenzione. Il ghiacciaio che si incontra oltre la Bosses si passa con un giro alto e ad arco sotto le pareti del Pic Sans Nom . La linea più diretta è infatti molto crepacciata. Si passa comunque tranquillamente con i ramponi ai piedi e volendo la picca. Lungo la cresta nei passi più difficili si trovano chiodi classici; noi abbiamo aggiunto qualche friend medio. Ancora una volta la gradazione è quella delle antiche vie di montagna e quindi il quarto non corrisponde al banale…Avendo una guida del posto a precederci non abbiamo avuto difficoltà a seguire l’itinerario, questo è comunque ben descritto su camptocamp che ha ripreso la relazione della Bibbia degli Ecrins, il mitico Labande. Doppie ben attrezzate e studiate per  essere riparati da eventuali cadute di pietre (Almeno per quello che riguarda le ultime tre delle cinque necessarie. Attenzione quindi al terreno rotto della prima calata). Meritata sosta alle quattordici al rifugio prima della ripida discesa e del lungo rientro. Iacopo, alla sua prima visita a queste montagne,  ha sicuramente apprezzato la magia dell’Oisans.



venerdì 21 luglio 2017

Furkapass- Chili Bielenhorn via Perrenoud



 
Sabato e Domenica  ho approfittato dell’invito di Etienne  sono stato ad arrampicare al Furkapass. In effetti era da tempo che volevo visitare queste zone all’ estremo est delle Bernesi. In particolare la bella vetta del Galenstock ha da sempre fatto parte delle mie  mete scialpinistiche . Volevo andarci a inizio Giugno ma il caldo “ fuori scala” di quest’anno mi ha fatto rinunciare. Nel fine settimana, con un tempo quasi freddo e un po’ nuvoloso,  come spesso succede in queste zone, siamo quindi stati a ripetere le vie Perrenoud e RoRu al Chili Bielenhorn . Il versante sud di questa montagna presenta una bella parete di ottimo granito alta circa trecento metri a circa un’ ora dalla macchina. Conviene partire dal parcheggio con l’indicazione per  la Sidelen hutte, il secondo che si incontra scendendo dal passo verso Andermatt. Si segue il sentiero per la capanna per 20 minuti e poco prima di una evidente cascatella, dove il sentiero piega a sinistra in direzione della morena, si prende una traccia verso destra che sale ad un ripiano con laghetto per poi salire costeggiando e attraversando le pietraie.



 Sabato , arrivando da casa,  avremmo voluto fare la Perrenoud ma alla base c’erano molte cordate(probabilmente anche sfortuna perché la Domenica eravamo in tre cordate in tutta la giornata).Abbiamo così cambiato meta al volo. La via Roru attacca più in basso, dal sentiero che proviene dalla Sidelen Hutte e che traversa sotto la parete. Sale su di un avancorpo a sinistra e ben visibile dalla base della Perrenoud. Detto questo faccio anche che sconsigliarvela, in effetti alcune lunghezze sono certamente belle ma la via è a mio parere troppo ricercata,  tra pratini e cenge erbose. In realtà non l’abbiamo terminata, un po’ infreddoliti e poco motivati. Con tutte le possibilità che vi sono in zona potete trovare vie molto più interessanti e d’ambiente alle quali puntare, visto anche il viaggio non indifferente. Le difficoltà sono tra il 5c e il 6a+ con un passo tratto di 6b nel secondo tiro (che ci è sembrato meno impegnativo di altri passaggi). La chiodatura è sicura (spit) ma l’obbligatorio, credo intorno al 6a+, non va preso alla leggera. Molto più logica la classica via Perrenaud , da noi percorsa il giorno successivo, che segue l’evidente linea di diedri che solca la parete. I primi tre tiri, con qualche ciuffo d’erba, non sono eccezionali ma neanche brutti. Quelli che seguono sono invece molto belli e impegnativi, in particolare il sesto e il settimo. Le difficoltà sono tra il quarto e il 6a.  Anche in questo caso si tratta di una via certamente addomesticata dagli spit, dove si possono spesso aggiungere dei friend, ma che rimane comunque tutt’altro che banale. Siamo scesi in entrambi i casi sfruttando le doppie ben attrezzate.



 Non trovando posto nei rifugi siamo stati all’hotel Tiefenbach  posto sulla strada e appena più in basso (sempre scendendo verso Andermatt) del parcheggio di partenza per le vie. Camerate da rifugio e mezza pensione intorno a i 75 franchi svizzeri. Tutto “svizzero” ma comunque gentili. Due piacevoli giornate di arrampicata in un ambiente tra il bucolico, molto verdeggiante e con le pecore al pascolo e quello più severo e glaciale dell’alta montagna, sempre accompagnati dall’inconfondibile fischio del trenino a cremagliera che, incredibilmente, percorre queste strette valli alpine.