Sergio Deleo - Il Blog

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giovedì 2 giugno 2016

Petit Combin e Combin de Corbassière - sci alpinismo nella Val de Bagnes



L’altra settimana sono stato con Marco al Petit Combin e al Combin de Corbassière dalla capanna della Panossière. Era da inizio inverno che avevo in mente questo bel giro di scialpinismo in Svizzera. Grazie alle abbondanti nevicate di questo ultimo mese le condizioni dell’alta montagna sono ottime. E' sufficiente camminare meno di un’ora per mettere gli sci partendo dal ponte di Fionnay. Purtroppo sopra gli alpeggi di Corbassière conviene abbandonare il sentiero estivo, difficilmente percorribile e troppo esposto alle valanghe, e scendere per tracce di sentiero fino al torrente proveniente dal ghiacciaio,  perdendo così oltre cento metri di dislivello. Il rifugio posto sulla morena laterale è molto confortevole e ben organizzato. La gita al Petit Combin e al suo vicino ,il Combin de Corbassière , come è facile intuire da uno sguardo alla cartina, presenta uno sviluppo notevole e difficoltà molto modeste.

 
Combin de Corbassière
Petit Combin















 L’ambiente è però eccezionale con la possente mole del Grand Combin , le sue grandi barre di seracchi e gli infiniti spazi di questa montagna himalayana. Le alte temperature di questi ultimi giorni di Maggio non hanno permesso un buon rigelo e solo oltre i tremila metri abbiamo trovato una crosta portante. La discesa, di conseguenza non è stata esaltante ma  comunque accettabile con quindici centimetri di “polenta”su fondo solido nei quali disegnare larghe virate. Molte le cordate  impegnate sul Couloir du Gardien finalmente senza zone di ghiaccio scoperto. Il rifugio ha terminato l’apertura primaverile lo scorso fine settimana e incredibilmente sembra non avere un locale invernale. Nel sito la relativa galleria fotografica.

lunedì 11 aprile 2016

Droites parete nord via Richard Cranium Memorial - Febbraio 2011



 
Per il momento le grandi pareti sembrano ancora molto secche, complici sicuramente l’estate e l’autunno 2015 esageratamente caldi e con scarse precipitazioni. Nel febbraio del 2011, in un inverno in questo senso più fortunato,  ho avuto il piacere di ripetere con Michel la via Richard Cranium Memorial sulla nord delle Droites. Credo che questa linea si possa considerare come una delle più   facili per superare questa mitica parete. Le classiche Ginat  e Lagarde (sulla parete nord-est) mi sono infatti sembrate  maggiormente sostenute nei pendii di neve e ghiaccio e con tiri in goulotte e misto più impegnativi. L’itinerario in questione,  certamente vario ed interessante,  si trova all’estrema destra della parete e risulta essere tra i primi  a poter essere raggiunto dalle funivie. Le goulotte partono, inoltre, abbastanza alte dal grande pendio del Col des Droites, quindi l’ascensione può essere effettuata in tempi relativamente rapidi. Con Michel nel 2011 attaccammo molto tardi; si trattò in realtà di un ripiego dalla goulotte dei Cecoslovacchi che andammo ad attaccare ma alla quale rinunciammo quasi immediatamente, viste le condizioni meno buone del previsto.
  Sulla  Richard C. Memorial trovammo invece condizioni ottime con neve sul pendio iniziale e ghiaccio polistirene sulle lunghezze tecniche. La parte terminale della parete, costituita da terreno misto e affrontata all’imbrunire, ci richiese una certa attenzione. Decidemmo poi per un fantastico bivacco in vetta (il secondo dopo quello del dicembre 2009 dopo la Colton-Brooks), visto che avevamo con noi tutto il materiale necessario e che il buio era ormai imminente. Probabilmente nell’occasione “rilanciammo” un po’ questo itinerario, almeno a giudicare dal numero di ripetizioni che seguirono negli anni successivi. Ultima annotazione: la discesa risulta comunque delicata. Una serie di doppie diagonali porta dai gendarmi della cresta di vetta al canale di discesa della Ginat, sul versante Talèfre. Noi trovammo degli ancoraggi molto precari che rinforzammo per quanto possibile. Friends piccoli e medi, qualche chiodo da roccia e qualche cordino sono quindi certamente consigliabili. Nel sito la relativa gallerie fotografica.

giovedì 3 marzo 2016

Triangle du Tacul - Aiguille du Midi : Le Temps est Assassin e le Vent du Dragon - Autunno 2013



Primi giorni di Novembre e ultimi giorni di apertura della funivia dell’Aiguille du Midi . Con Marco ci concediamo due belle giornate nel Bianco per riprendere sensibilità con gli attrezzi da ghiaccio. Le Temps est Assassin al Triangle du Tacul , la nostra prima meta, si trova una cinquantina di metri a sinistra della famosa Goulotte Chèré e di poco a destra della linea della Goulotte des Allemands. Risaliamo una serie di diedri ingombri di ghiaccio, molto estetici. Le difficoltà non sono mai estreme ma spesso alcuni tratti necessitano di movimenti delicati e non banali. Su questo itinerario piuttosto e purtroppo breve ma molto interessante, le soste sono già attrezzate e sui tiri si trova qualche chiodo. Con l’aiuto di  una bella e ben assortita  serie di friends (fino al tre BD) riusciamo a proteggerci  abbastanza bene e a superare con piacere e soddisfazione alcune lunghezze entusiasmanti. Una volta raggiunti i pendii nevosi della parte alta del Triangle ci spostiamo a destra con una traversata ascendente sino ad incrociare il toboga della Chèré , dalla quale ridiscendiamo alla base con poche doppie. 
 










 






Il giorno successivo, dopo una fredda nottata all’Abri Simond, sfruttiamo il vantaggio di poter partire prima delle cordate in arrivo con la funivia. Scendiamo in doppia dalla passerella con le brevi e super gettonate goulotte tutte per noi,  seguendo poi la linea del Le Vent du Dragon , decisamente più fornita della vicina Profit-Perroux. Nuovamente una serie di estetiche lunghezze ci riempie la mattinata che poi concludiamo seguendo la classicissima cresta Des Cosmiques sino alla terrazza dell’Aiguille du Midi . Come spesso succede  a noi alpinisti,  scavalchiamo il parapetto e superiamo la terrazza come extraterrestri tra gli sguardi stupiti  dei turisti per  terminare una volta di più le nostre fatiche all’interno delle cabine della funivia. 
 











 

sabato 16 gennaio 2016

Grivola parete nord-ovest e il Collezionismo



 Nel mese di giugno 2015, poco prima dell’inizio dell’ultima torrida estate, sono stato con Daniela a ripetere la parete nord ovest della Grivola. Percorrendo l’alta Valle d’Aosta è difficile non rimanere colpiti dagli imponenti versanti settentrionali di questa montagna, descritta dal Carducci come “ L ’ardua Grivola bella”.  La sua forma piramidale ed un buon innevamento, la rendono infatti particolarmente elegante. Al di sopra del ghiacciaio sospeso del Nomenon si innalza la ripida parete nord-est, delimitata a sinistra dalla omonima cresta  e a destra dalla cresta nord. Alla destra di quest’ultima si trova la grande parete nord-ovest che scende dalla vetta fino ai bei pascoli del vallone del Nomenon con un dislivello di ben 1700 m. Non si tratta certo di un’ascensione particolarmente impegnativa ma comunque piacevole, allenante e che offre degli scorci molto belli sulle montagne valdostane. Questo versante va inoltre annoverato tra le più belle e classiche pareti nord del gruppo del Gran Paradiso. Collezionare vette, pareti e itinerari, non credo debba essere la motivazione primaria per un alpinista. Questo “stilare liste” dà anzi   una connotazione riduttiva a questa passione ma   rimane comunque per molti una spinta importante al nostro “ andare per montagne”.   

Personalmente ho molte collezioni aperte, tra le quali quella ben conosciuta delle vette oltre i quattromila metri delle Alpi.  Quella costituita dalla salita delle pareti Nord di questo gruppo montuoso è tra le poche che ho concluso ed è certamente consigliabile. Fanno parte di questa lista la parete nord del Gran Paradiso che è certamente la più conosciuta e apprezzata, seguita poi dalle classiche pareti del Ciarforon e   della Becca di Monciair. Altrettanto belle, selvagge e meno battute, sono poi le nord della Becca di Gay e   della Roccia Viva, in fondo alla Valnontey, e le due pareti orientali della Grivola. Su ognuno di questi versanti è ovviamente possibile ripetere itinerari differenti, basti pensare alla Becca di Gay con i suoi scivoli e speroni rocciosi. D’altra parte alcune vie di salita sono purtroppo oramai scomparse a causa dei mutamenti stessi delle pareti, dovuti ai cambiamenti climatici, come la Perruchon e la Chiara che superavano direttamente i seracchi della Roccia Viva e del Ciarforon oggi ormai scomparsi. Alle pareti prima citate ho poi aggiunto personalmente la nord del Piccolo Paradiso, alla destra del pendio che sale al colle di Montandayné e quella del Becco della Pazienza in Valnontey. Una classica del passato per le guide di Cogne, era la nord della Punta delle Sengie che penso oggi non riceva che rarissime visite e che forse sarebbe da rivalutare magari per gli amanti dello sci alpinismo e dello sci ripido, ovviamente ben motivati (Peraltro quello che una volta sembrava una ravanata pazzesca adesso fa parte delle tabelle di allenamento di qualsiasi scialpinista dedito all’agonismo…).A margine di questa collezione vi segnalo ancora una bella parete di neve e ghiaccio: la est del Gran Paradiso. 

Pur non essendo quest’ultima rivolta a settentrione, merita certamente una visita per il luogo magico e solitario in cui si trova, posta com’ è a monte del tormentato ghiacciaio della Tribolazione. Tornando alla nostra gita alla Grivola, posso solo suggerire di andare a vedere con la luce il punto migliore per attaccare.  Nel nostro caso era ancora presente, sulla sinistra del vallone, una ripida lingua di neve che permetteva di non dover salire fin verso il colle di Belleface, arrivando invece direttamente all’omonimo ghiacciaio, alla base della parte più sostenuta della parete. Se l’innevamento è buono le fasce rocciose si superano agevolmente per ripidi canali ghiacciati e terreno misto.  Uscendo direttamente dalla parete ci si ritrova su di una torre della cresta ovest dalla quale è necessario   ridiscendere per proseguire per la vetta (utile una breve doppia). Conviene più comodamente aggirare   questo ultimo risalto piegando a sinistra fino a raggiungere la cresta nord. Per la discesa noi abbiamo utilizzato proprio quest’ultima, anche se presenta qualche breve tratto ripido in alto (45/50 gradi) e un tratto di roccia rotta nella parte bassa. In particolare nell ’ultimo salto roccioso che precede i ghiaioni   la via è poco evidente ed è meglio prendersi dei punti di riferimento il giorno prima dell’ascensione. La via normale sul versante est è del resto generalmente ancora troppo innevata in primavera e non credo sia vantaggiosa.